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SULLA SOVVERSIONE DEL SISTEMA. – quando il simo si diletta a scrivere.

“Avanti, prenda le sue pastiglie.”
“Ma voglio uscire!”
“Sta piovendo, lo sa che non è possibile”
Aveva imparato a odiarlo quel tono autoritario.
“Su, signor Antonio, vorrà mica che succeda come l’ultima volta?”
Perché continuavano a tormentarlo con quella storia?
“Questo è il mio ultimo avvertimento. Prenda le pastiglie o sarò costretta a chiamare suo nipote, e non credo che gli farebbe piacere. Dopo l’ultima volta…”
“VA BENE. Va bene… me le dia.”
Antonio inghiottì le pillole e con esse il senso di impotenza di fronte a quell’assistente che aveva un terzo dei suoi anni. Prendere ordini da una ragazza che probabilmente non era ancora nata quando lui era sopravvissuto alla prima Guerra Mondiale. Non era ancora nata quando, nel secondo Dopo Guerra era rimasto senza più niente, senza più nessuno. Eppure adesso era lì, e con tutta la strafottenza di cui può essere capace una ragazza nata in anni troppo fortunati, l’assistente era riuscita a fargli ingoiare le pillole, e con esse il senso di impotenza.
Ma questa era l’ultima volta, giurò a se stesso.
Andò verso la Sala Grande, che altro non era che uno spazio comune dove i vecchi cercavano di ingannare il tempo. Antonio non si capacitava di come uomini e donne, alcuni di loro anche più giovani di lui, potessero ingannare il tempo. Quale tempo? Quello che li separava dalla tomba?
Certo, molti di loro ormai avevano perso il senno, fra pastiglie calmanti e tutte quegli infimi disturbi che la vecchiaia porta con se. E allora eccoli, i vecchi senza più testa, guardare la pioggia attraverso la finestra con occhi ancora più vitrei del materiale attraverso il quale scrutavano il nulla. Ma vicino a quegli occhi assenti per forza, c’erano altri occhi, spenti di un buio diverso, autoindotto. Rassegnazione, forse.
Da giovane aveva letto che si diventava vecchi quando si smetteva di sognare, e allora ci aveva creduto. Ma adesso che la vecchiaia era sua coinquilina, si rendeva conto che era un po’ più sottile il discorso, altrimenti anche quegli occhi vitrei persi in altri mondi potevano essere considerati giovani. La vera vecchiaia, secondo Antonio, arrivava nel momento in cui si smette non di sognare, ma di credere che i sogni possano realizzarsi. La morte della giovinezza coincide con quella della speranza.
Lo scroscio della pioggia gli fece compagnia verso la porta d’uscita. Stava per aprirla, quando intravide Elizabeth. Elizabeth l’aveva sempre colpita. Era nata in Inghilterra, ma di inglese aveva solo il nome e il portamento sempre composto e dignitoso. Una volta Antonio non aveva resistito a farle sapere che secondo lui lei non era affatto vecchia. Ad un suo sguardo interrogativo, Antonio imbarazzato le aveva spiegato la sua teoria sulla vecchiaia. Sul viso di Elizabeth, dapprima divertito, era scesa un’ombra scura e aveva risposto che si sbagliava. Si diventa vecchi nel momento in cui accetti la Morte come compagna, e non solo la accetti, ma passi ogni giorno ad aspettarla, conferendole cosi piu importanza rispetto alla vita stessa. “E in questo senso io sono vecchia… vecchissima”.
E anche adesso era seduta, aspettando. Sembrava così estranea a quell’ambiente, così spaesata che Antonio deciso che se non l’avessero cacciato per quello che stava per fare, avrebbe finalmente trovate il coraggio di chiederle qual era la sua storia.
Si avvicinò alla porta e si guardò intorno, per essere sicuro che non ci fosse nessun assistente. Non era permesso agli anziani di varcare quella soglia senza informarli e senza riempire moduli su moduli. Guardò Elizabeth dritto nei suoi occhi blu, cercando complicità. La donna si riscosse dai suoi pensieri, “chissà quali?” pensò Antonio, e guardò prima lui, poi la maniglia e infine di nuovo lui. Gli sorrise interessata, ma senza fare domande. Antonio capì che non avrebbe parlato neanche con gli assistenti.
Abbassò la maniglia e uscì. Camminò sul prato con la pioggia che gli scorreva su tutto il viso. Con tutta la velocità che riuscì a impiegare, si spogliò di camicia pantaloni e scarpe, e rivolse il viso al cielo, ridendo.
Un vecchio che ride semi nudo sotto la pioggia guardando le nuvole non passa inosservato. E così ecco arrivare due assistenti che cercarono di afferrare Antonio, pur sapendo avrebbe lottato fino all’ultimo sprazzo di energia che aveva in quel corpo ormai malato. Corre Antonio. Corre di una corsa strana, ridicola, quasi penosa, di certo nulla in confronto a quella atletica dei giovani uomini dell’assistenza. Eppure guardalo, schivare l’albero e catapultarsi verso la strada, passando di fronte alla vetrata dalla quale i vecchi bavosi senza più senno continuarono a sbavare, ma quelli rassegnati dapprima si spaventarono (dopo la cataratta adesso pure le allucinazioni?) poi si divertirono (guarda Antonio che corre seminudo sotto la pioggia! È sempre stato un po pazzo) e infine si esaltarono e iniziarono a tifare per il loro eroe che tenta senza grandi speranze di sfuggire a chi aveva la pretesa di salvarlo.
Antonio se n’era accorto, e li salutò e si mise a gioire con loro. Il freddo si stava insinuando fin dentro le sue ossa ma non gli importava. Non gli importava neanche di quei gorilla che ormai lo avevano acciuffato. Non gli importava che fossero tutti finiti a terra, scivolando sull’erba bagnata. Perché poco prima di cadere aveva visto Elisabeth che lo guardava un po’ in disparte, con il suo solito sorriso e con una lacrima che sembrava uscita solo per poterlo ringraziare di averle fatto realizzare dopo tanto tempo che era ancora viva.
_____

Antonio morì il giorno dopo. La pioggia e il freddo gli causarono una polmonite che il suo debole corpo non riuscì a sconfiggere.
Eppure la sua morte non fu vana. Certo, i vecchi bavosi continuarono a sbavare, i rassegnati, per un attimo esaltati, tornarono a osservare il nulla, ma un paio di occhi blu brillarono di una luce diversa, ma non nuova. Miracolosamente una donna si era liberata dalla sua vecchiaia.

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